|
Sarà poi vero che per
essere contro la guerra bisogna per forza essere di sinistra e nemici
dichiarati del governo Berlusconi? O non basta piuttosto essere persone
“normali”, dotate di “normale” buon senso? Se guardiamo bene, è proprio
questo il messaggio che emerge dalla manifestazione di sabato 15 marzo a
Battaglia Terme: persone di tutti gli schieramenti, con idee molto
diverse, giovani, anziani, bambini e genitori, tutti abbiamo passeggiato
assieme per le vie del paese, ognuno con la sua identità, magari con la
sua bandiera, le sue idee politiche, le sue simpatie e antipatie, ma
tutti d’accordo nel rifiutare la guerra come mezzo di risoluzione dei
conflitti internazionali, tutti convinti che, nonostante mesi di
propaganda martellante a favore di un intervento in Iraq, non ci avevano
“convinti”.
A colpire è stato
proprio il fatto che chi ha partecipato alla marcia appariva ben
consapevole del perché lo faceva, aveva già una sua opinione sulla
guerra e sulle sue motivazioni, a prescindere dai messaggi trasmessi poi
durante il dibattito. Chi è venuto a manifestare lo ha fatto non per
sentirsi dire perché doveva rifiutare la guerra, ma per dire che lui la
rifiutava. Ed è questa, io credo, la motivazione profonda dei gesti che
compiamo in questi giorni, dall’attaccare le bandiere della pace ai
balconi delle nostre case al manifestare per le strade delle nostre
città: non tanto il credere di poter, con questi gesti, fermare la
guerra – che questa era decisa già da molti mesi -, ma il far presente
il proprio “no” ad essa, il dire a chi ci governa che non siamo
d’accordo con le sue scelte di politica internazionale e che, se
condanniamo Saddam, non accettiamo neppure la teoria della “guerra
preventiva” di Bush.
La manifestazione di
sabato ha dimostrato che il no alla guerra è trasversale, accomuna gente
che, da altri punti di vista, non ha niente in comune. Credo che questo,
da un lato possa essere interpretato come un segno di speranza e,
dall’altro, comporti anche un’assunzione di responsabilità: la pace è un
valore trasversale, patrimonio di tutti; ognuno, quali che siano le sue
convinzioni, deve farsi promotore di una cultura di pace. |