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RASSEGNA STAMPA SULLA C&C
PERNUMIA. Torna a galla la questione della bonifica della "C&C", l’azienda che produceva conglomerati di cemento con rifiuti tossico nocivi. «Una bomba ecologica davanti la porta di casa» Il consigliere Paolo De Marchi: il trasporto del materiale in una discarica speciale costa una enormità. Solo la Regione può farlo.
Torna a galla con inutile ciclicità la questione della bonifica della C & C. di Pernumia. L'azienda produceva conglomerati di cemento con rifiuti tossico nocivi. L'intervento del Corpo Forestale dello Stato mise fine all'attività illecita. In via Casette restano ammassate 50 mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Il costo preventivato per il trasporto in una discarica speciale per il trattamento del materiale oscilla da 9 a 12 milioni di euro: una cifra enorme. Un onere che non può essere sostenuto dalle amministrazioni comunali e neanche dalla Provincia.Con il denaro della polizza fidejussoria della C & C la Provincia riuscirebbe a smaltire solo il materiale tossico nocivo ammassato all'esterno e provvedere alla successiva sistemazione dell'area. La situazione preoccupa il gruppo dei Verdi. A farsene interprete è il consigliere provinciale, Paolo De Marchi, che afferma: "Tempo se ne è perso molto. Solo la protesta dei cittadini, dei comitati e la cocciutaggine di alcuni consiglieri comunali e provinciali hanno portato la Provincia, in un primo momento non disponibile ad alcun intervento diretto, ad attivarsi per la caratterizzazione e bonifica dell'area. Però - continua - ricordo le bocciature del presidente Vittorio Casarin ai miei emendamenti volti a impegnare parte del bilancio provinciale per dare soluzione al problema ambientale creato dalla C & C. Gli impegni economici decisi dalla Provincia sono insufficienti. Ai confini dei comuni di Battaglia Terme, Pernumia e Due Carrare c'è una vera e propria "bomba ecologica" che mette a rischio la tutela della salute dei cittadini e l'eco sistema ambientale". La soluzione può venire solamente dalla Regione come sostiene l'esponente del Sole che ride: "Solo un intervento regionale può garantire la copertura dei costi per la bonifica" continua De Marchi che poi lancia una frecciata contro la giunta di palazzo Santo Stefano: "La Provincia, così solerte quando si tratta di chiedere finanziamenti per opere viarie - conclude - deve dimostrare altrettanta capacità di persuasione perché si finanzi una delle opere pubbliche più necessarie e urgenti della Bassa padovana: trasferire in discarica speciale i rifiuti pericolosissimi della C & C e bonificare l'area per dare sicurezza ai cittadini di questo territorio non è solo un impegno, un dovere ma prima ancora un obbligo".
BATTAGLIA.L’azienda di Pernumia
coinvolta nello scandalo dei fondi stradali tossici continua a fare
paura. Ma Fabrizio Cappelletto si è già "riciclato"
PERNUMIA Ieri i responsabili sono stati accompagnati dai tecnici della Provincia in un sopralluogo. È il primo passo verso il delicato intervento Cinque ditte in corsa per la bonifica della C&C Dopo i rifiuti tossici scoppia la grana dei furti di rame: due raid dei ladri negli ultimi giorni nonostante la recinzione
PERNUMIA. Erano le 10.30 di ieri quando è iniziata la visita dei delegati dell'amministrazione provinciale al sito della C&C di Pernumia. Questa volta non è stato un incendio a mobilitare i tecnici provinciali, ma un sopralluogo organizzato da tempo, insieme a cinque aziende che si contenderanno la possibilità di eseguire le operazioni di bonifica dell'area inquinata. Da qualche anno si attende l'inizio dei lavori. Questa visita (nella foto un momento del sopralluogo) è quantomeno un segnale positivo. Ieri mattina, davanti ai cancelli della C&C, c'erano anche i ragazzi dell'associazione ambientalista La Vespa, sempre in prima linea da quando è sorto il problema dell'azienda di via Granze. A due mesi dalla visita del presidente della Provincia Vittorio Casarin, si è vicini ad un primo risultato. La bonifica della zona esterna dovrebbe costare 500-600 mila euro, mentre il grosso rimane lo smaltimento interno. Da subito, infatti, è stato posto il veto sulla possibilità di trasformare l'area in una discarica. Perciò il materiale dovrà essere trasportato in aree attrezzate allo smaltimento di questo tipo di rifiuti tossici. «Si è trattato di un sopralluogo operativo spiega Roberto Marcato, assessore provinciale all'ambiente i tecnici hanno accompagnato le ditte che dovranno capire l'entità del lavoro di bonifica completa». Rimangono i problemi legati alla sicurezza del sito. Nei giorni scorsi si sono verificati due raid da parte di gruppi interessati ai metalli presenti nei capannoni. Per questo l'area è stata nuovamente recintata e sono stati aggiunti dei cartelli per segnalare il sequestro penale della zona: La violazione del divieto è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni. Ma le nuove inferriate non sembrano sufficienti a fermare i malintenzionati: basta fare qualche metro lungo il vicino canale di scolo per notare larghi buchi nella recinzione ormai vetusta. I passaggi sono addirittura raggiungibili attraversando un ponticello a cento metri dall'ingresso principale. Altre intrusioni non sono quindi escluse. Emanuele Masiero
PERNUMIA.
«C&C» in completa balìa dei ladri. L’azienda di via Granze, tuttora
posta sotto sequestro per aver realizzato conglomerati cementizi con
l’utilizzo di rifiuti tossico-nocivi, ha subìto due tentativi di
furto in poco più di una settimana. Incursioni notturne molto
pericolose, specie alla luce delle migliaia di tonnellate di rifiuti
ancora ammassate all’esterno e stoccate all’interno dei capannoni.
«Qualcuno è entrato di notte per rubare delle lamiere di rame –
rivela il sindaco Giovanni Magarotto – Anche dall’altra parte della
strada la situazione è critica, ci sono spesso delle persone che si
intrufolano in cimitero senza essere viste. Non è un bel segnale,
basterebbe una piccola scintilla o un mozzicone di sigaretta per
causare un disastro ambientale di enormi proporzioni». Esattamente
come successo lo scorso 29 maggio, quando un principio di incendio
aveva fatto temere il peggio, costringendo i Vigili del Fuoco ad
intervenire in gran fretta con bombole di ossigeno e tute integrali
anti-contaminazione. Per far fronte alla situazione di pericolo il
Comune ha così deciso di stringere i tempi completando a tempo di
record il consolidamento delle recinzioni che circondano la «C&C».
Il tutto in attesa della partenza del piano di bonifica. «La
Provincia ci ha proposto nei giorni scorsi un atto di intesa per le
procedure di caratterizzazione e di bonifica del sito – spiega
Magarotto – E’ una sorta di convenzione che serve a stabilire chi si
assumerà l’incarico di fare determinati interventi e chi si occuperà
di altro. In settimana incontrerò i sindaci di Battaglia Terme e Due
Carrare per trovare un’intesa. L’obiettivo è chiudere l’accordo
entro Ferragosto per far partire i lavori subito dopo».
La
Provincia investe oltre 5 milioni di euro in viabilità, scuola e
impianti sportivi «Fra qualche giorno - precisa Casarin - faremo la verifica di fine giugno e quasi certamente, a conti fatti, sospenderemo alcune spese "accessorie", soprattutto quelle riferite alle attività culturali, almeno sino ad ottobre per vedere come si evolveranno le cose. Il dato comunque certo è che le premesse non sembrano rosee come quelle del 2006». Anno che infatti ha portato la chiusura del rendiconto con un attivo di 5,3 milioni di euro, che la Provincia ha già le idee chiare su come devono essere investiti. «Al netto - spiega il presidente Casarin - la somma effettiva su cui potremo contare sarà di 4,6 milioni di euro. La fetta più grande, ovvero 1,1 milioni di euro, servirà per finanziare la viabilità e quindi la circonvallazione sud di Cittadella; 650 mila euro invece saranno impiegati nell'edilizia scolastica, mentre 270 mila euro andranno per migliorare l'impiantistica sportiva. Un altro milione di euro poi andrà all'urbanistica per la realizzazione dell'intermodale che può vantare anche il contributo di un ulteriore milione di euro da parte del Comune di Padova. Infine restano 185 mila euro per far partire la costruzione dell'anello ciclabile dei Colli e 200 mila euro per la caratterizzazione del materiale C&C stoccato a Pernumia ».
Un ente
insomma che nonostante il "dimagrimento" dei trasferimenti ricevuti
è riuscito a mantenere una buona capacità di investimento. «E questo
è un dato - riprende il presidente della Provincia - molto
significativo e importante, perché rispetto al 2005 la perdita di
bilancio è del 18 per cento. Oltre agli investimenti poi un dato
positivo è anche quello riguardante il personale: nonostante
rispetto al precedente rendiconto di esercizio ci siano 17 persone
in meno (450 nel 2005, 433 nel 2006), le spese di questo capitolo
sono aumentate di un milione di euro perchè sono stati adeguati gli
stipendi. Un altro fattore eloquente della nostra gestione riguarda
le entrate tributarie che sono salite del 5,7 per cento rispetto
all'anno precedente passando così da 71 a 75 milioni di euro».
Sempre
rimanendo alla voce "investimenti", ma in questo caso a quelli
totali, non limitandosi solo all'avanzo di esercizio, la cifra messa
a rendiconto per il 2006 è stata di oltre 78 milioni di euro. Tra i
più rilevanti quelli per l'edilizia scolastica: 41,6 milioni; la
viabilità: 19,4; la manutenzione e il restauro di edifici della
Provincia: 7,2; progettazioni e perizie varie: 3,9; finanziamenti e
trasferimenti: 2,7; acquisto di attrezzature e beni mobili 525 mila
euro.
Pernumia.La
tanto attesa bonifica della C&C non è più un miraggio. Tra due mesi
partiranno i lavori per la zona esterna, parola del presidente della
Provincia Vittorio Casarin. Ieri mattina Comune, Provincia, Regione
e Arpav hanno eseguito un sopralluogo nella famosa area altamente
inquinata da migliaia di tonnellate di fanghi nocivi. Sono stati
accolti da odori molesti e da uno striscione: La fabbrica dei
veleni. Insieme a Casarin erano presenti Roberto Marcato assessore
provinciale all'Ambiente, Massimo Ingrosso rappresentante della
Regione e le amministrazioni comunali di Pernumia , Battaglia Terme
e Due Carrare. Il presidente ha fatto sapere che nel giro di 10
giorni saranno disponibili i risultati delle analisi dell'Arpav,
riguardanti il materiale esterno. Intanto sarà siglato un protocollo
d'intesa tra i tre comuni interessati e la Provincia. In un paio di
mesi si potrà partire con la bonifica esterna che costerà 500-600
mila euro, distribuiti tra Comuni (una piccola parte), Provincia e
Regione. Per i materiali interni invece, serve un piano di
caratterizzazione per capire che tipo di ditta dovrà eseguire i
lavori e in quale discarica andranno portati i fanghi. La bonifica
dovrebbe iniziare non prima di fine anno. Nel frattempo i Comuni
sistemeranno le fratture che si sono formate nei capannoni e
garantiranno la sicurezza dell'area. Secondo gli esperti, l'incendio
dei giorni scorsi potrebbe essere di origine dolosa. Per questo sarà
essenziale vietare l'ingresso a chiunque. «La quantità di materiale
stoccato è enorme ha spiegato Casarin Comune e Provincia non possono
accollarsi il costo da soli. Stiamo lavorando intensamente e questa
riunione operativa ne è la prova. Anche da parte della Regione c'è
la disponibilità di fare squadra in questa partita difficile.
Ovviamente interesseremo il Ministero perché le prime stime
sull'impegno finanziario per la bonifica interna superano i 10
milioni di euro». Davanti ai cancelli della C&C era presente anche
una rappresentanza di cittadini. «Mi dispiace che non avessero
mascherine per tutti commenta con ironia Massimo Rizzo
dell'associazione ambientalista La Vespa siamo contenti che le
istituzioni provinciali si siano mosse. Speriamo sia l'inizio di una
posizione seria».
PERNUMIA. LUNEDÌ IN CONSIGLIO PROVINCIALE E STASERA
C’È "STRISCIA LA NOTIZIA"
Il problema della C&C è all'ordine del giorno nel consiglio comunale di Battaglia e in quello provinciale a palazzo Santo Stefano. In entrambi i casi, lunedì, si parlerà proprio della bonifica della ditta di via Granze. Nell'area, sono stoccate migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, tanto da destare l'attenzione di Striscia la Notizia, giunta in paese mercoledì mattina. Il servizio, a cura di Moreno Morello, andrà in onda sabato sera. Durante il consiglio provinciale, saranno presenti anche i ragazzi dell'associazione ambientalista La Vespa, che si sta battendo da anni per tenere alta l'attenzione sul problema. Per questo all'inizio del consiglio, distribuiranno foto dei fanghi tossici stoccati, per sensibilizzare ancor di più le istituzioni. Il principio di incendio che si è verificato, pochi giorni fa, all'interno dei capannoni ha fatto scattare un campanello d'allarme. Grazie ai residenti si è scoperto che spesso la gente entra abusivamente nella zona della C&C. Soprattutto le donne che raccolgono erbette spontanee e bambini che entrano per giocare. I cartelli plasticati vietano l'ingresso nell'area della ditta, ma nelle ore notturne i capannoni diventano rifugio per chi cerca un riparo. Le intrusioni da parte di ignoti, sono state confermate anche durante l'ultimo sopralluogo di istituzioni, Arpav e vigili del fuoco. «Ci serve un aiuto dalla Regione e dal Governo ha commentato Giovanni Magarotto, sindaco di Pernumia è evidente che il nostro comune non può operare da solo. Il materiale stoccato deve essere portato altrove. La possibilità di creare una discarica sul sito ci trova in totale disaccordo anche se probabilmente sarebbe meno dispendiosa. Ormai è giunta l'ora del fare».
PERNUMIA - «Ci serve un aiuto dalla Regione e dallo Stato». E' questo l'appello lanciato dal sindaco Giovanni Magarotto durante il consiglio comunale dell'altra sera. Al settimo punto all'ordine del giorno si discuteva infatti della famosa C&C e dei rifiuti tossici stoccati nell'area della ditta di via Granze. Pochi giorni fa si è sviluppato un principio di incendio all'interno dei capannoni che contengono i rifiuti. Un altro campanello d'allarme che potrebbe portare ad una tragedia annunciata. Per questo mercoledì mattina è arrivata sul posto anche Striscia la Notizia con l'inviato Moreno Morello. «E' giunta l'ora del fare ha esordito il primo cittadino per procedere con la bonifica serve un cospicuo finanziamento e per questo saranno interessati Regione e Ministero. Si tratta di investire milioni di euro per avere un risultato completo. Noi non vogliamo che vengano create discariche nel sito della C&C. Per questo ci batteremo per una bonifica completa dell'area». Una proposta di mobilitazione arriva invece dal consigliere di opposizione Silvio Francescon: «Ormai è passato anche il tempo dei picchetti, conosco bene la situazione perché i miei parenti abitano li vicino. Apprezzo la sincerità del sindaco, ma in quella zona sono coinvolte circa 2500 persone. Qui bisogna andare direttamente in Regione e pretendere un intervento. Perciò chiedo ai cittadini di mobilitarsi insieme a me». L'arrivo di Striscia la Notizia sembra aver dato dei primi risultati. Morello avrebbe segnato il famoso nodo al fazzoletto da parte della Provincia che si impegnerebbe a far partire i lavori entro 2 mesi. «Avevamo sollecitato l'intervento di Striscia commenta Massimo Rizzo dell'associazione ambientalista La Vespa Morello ha intervistato i residenti della zona, tra cui ci sono molti giovani. I residenti vivono in una situazione di costante pericolo».
PERNUMIA Lo chiedono i Verdi Bettin e De Marchi dopo l’incendio. «Il Comune da solo non può farcela» «Bonifica della C&C, si muova la Regione» (E.M.) Domato l'incendio vero e proprio alla C&C di Pernumia, rimane acceso quello politico. A pochi giorni dal rischio di una catastrofe ambientale i Verdi chiedono un interessamento immediato della Regione. Lo fanno con una mozione del consigliere provinciale Paolo De Marchi e un'interrogazione del consigliere regionale Gianfranco Bettin. Il 15 giugno intanto, si attende il sopralluogo del presidente della Provincia. «Abbiamo assistito - spiega Bettin - a un rimpallo di responsabilità tra il Comune di Pernumia, impossibilitato a sostenere l'onere di questo intervento, e la Provincia, che non ha mai assunto la direzione delle operazioni necessarie. La Regione non ha ritenuto di intervenire». Bettin evidenzia come il pericolo non sia circoscritto alle case limitrofe.«Il rischio ambientale è alto - continua - non solo per le abitazioni attorno alla ditta, ma per interi quartieri di Pernumia, Battaglia Terme e Due Carrare. È altrettanto evidente che la presenza delle tonnellate di rifiuti nei capannoni rappresenta il rischio più alto. Non ci si può più limitare ad operazioni di semplice messa in sicurezza. Si deve procedere a un piano di caratterizzazione, si devono stoccare in siti idonei i rifiuti presenti e iniziare la bonifica dell'intera area. Questo comporta costi elevati che non possono essere sostenuti solo dal Comune di Pernumia. Per questo è importante che la giunta regionale assuma la direzione delle operazioni di bonifica della C&C, anche interessando il ministero, senza ulteriori indugi. In questo senso ho presentato una interrogazione urgente».
PERNUMIA. «La Provincia ci ha garantito il suo sostegno per la bonifica del sito. Per la messa in sicurezza dell’area esterna si è deciso di trasportare i rifiuti da un’altra parte, in un sito adeguato. I tempi dell’intervento saranno brevi: entro metà giugno i lavori dovrebbero essere completati. Abbiamo già fissato per venerdì 15 un nuovo sopralluogo con il presidente Casarin». Il sindaco di Pernumia Giovanni Magarotto si dice fiducioso sugli ultimi sviluppi della questione legata alla «C&C», la ditta sotto sequestro per aver realizzato conglomerati cementizi con rifiuti tossico-nocivi. L’ultima conferenza dei servizi ha finalmente aperto uno spiraglio sull’inizio del piano di bonifica: un intervento che dovrebbe partire a giorni ma che ancora non convince il consigliere provinciale Paolo De Marchi. «Già nel dicembre del 2005 era stata messa a nudo l’inadeguatezza del piano di caratterizzazione dell’area proposto dalla ditta Cedro – tuona l’esponente dei Verdi – Ma solo lo scorso febbraio la Commissione Tecnica Provinciale Ambiente ha provveduto ad indicare precise prescrizioni per la sua approvazione. Ora siamo al punto di partenza: capannoni intasati, piazzale inquinato, rifiuti tossico-nocivi ammassati all’aperto e sversati nel fosso consortile. Perché non è stata coinvolta la Regione? Un ritardo che fa dubitare della bontà delle intenzioni manifestate nell’ultima conferenza». Al sit-in di protesta organizzato sabato davanti ai cancelli della «C&C», a rappresentare la politica di Pernumia c’era il solo consigliere di minoranza Luciano Simonetto. «Dobbiamo unirci con Battaglia per creare un fronte comune – attacca il capogruppo di “Partecipare e Condividere” – Solo così faremo sentire la nostra voce ai piani alti».
De Marchi (Verdi): «Il caso C&C ha responsabilità a diversi livelli»
Pernumia. (E.M.) «Le responsabilità sulla C&C partono da lontano». Ad affermarlo è il "verde" Paolo De Marchi. Il caso dell'azienda di Pernumia, ridotta ad un contenitore di rifiuti tossici, è tornato alla ribalta. La tragedia sfiorata l'altro giorno, con un principio di incendio all'interno dei capannoni della C&C, ha scosso cittadini e politici. «La C&C entra in esercizio nel luglio 2004 e dopo soli tre mesi la Provincia emette una diffida spiega De Marchi Alla fine le diffide saranno tre sino al sequestro del febbraio 2005. Nei due anni di attività, l'Arpav ha accertato continue violazioni normative, ma la ditta ha ottenuto una serie di proroghe. Possibile che la Provincia non avesse capito l'inaffidabilità di questa azienda al punto da imporre uno stop? Il Comune di Pernumia ha approvato nel marzo scorso il piano di caratterizzazione proposto dalla ditta con le prescrizioni e le indicazioni critiche della Provincia continua De Marchi - Passati i 60 giorni previsti senza la presentazione del programma di smaltimento da parte dell'azienda, siamo al punto di partenza. Perché non si è provveduto a coinvolgere la Regione? Questo ritardo diventa una colpa che fa dubitare della bontà delle intenzioni dell'ultima conferenza dei servizi».
Prima gli odori terribili, ... Pernumia. Prima gli odori terribili, ora anche il principio d'incendio. Quello della C&C sta diventando un problema sempre più serio e pericoloso. L'altro ieri solo l'intervento dei vigili del fuoco e della guardia forestale ha scongiurato un disastro ambientale e sanitario. Per tutta la notte i pompieri hanno monitorato i fanghi tossici stoccati all'interno dei capannoni dell'azienda di via Granze. I cittadini temono per la loro salute. Serve un intervento risolutivo che metta la parola fine una volta per tutte, ad un'area altamente inquinata.
PERNUMIA Per tutta la notte i vigili del fuoco hanno monitorato i fanghi tossici stoccati all’interno dei capannoni dell’azienda
di via Granze
Il giorno dopo al principio d'incendio della C&C i consiglieri provinciali insorgono, chiedendo un intervento veramente risolutivo. I VERDI. «I rifiuti accumulati vanno classificati per tipologia per poterli stoccare in luoghi idonei spiega Paolo De Marchi, consigliere provinciale dei Verdi - la condizione del suolo e della falda va analizzata per capire la profondità dell'inquinamento. Inoltre vanno rimossi capannone e piazzale. Per una vera bonifica ci vogliono investimenti economici e una direzione che deve vedere Provincia e Regione protagoniste dirette. Operazioni parziali, delegate al Comune, come quelle a cui sembra orientarsi la conferenza dei servizi, non servono a risanare l'area, ma solo a gettare fumo negli occhi. È urgente un dibattito in consiglio provinciale».I DS. «Per gli enti pubblici è il momento di passare dalle parole ai fatti dichiarano Fabio Rocco, segretario provinciale dei Ds e Helene Zago, consigliere provinciale Ds - ci aspettiamo un intervento immediato dell'amministrazione provinciale, perché la salute dei cittadini di quella zona rischia di essere pesantemente danneggiata dai reflui dovuti alla pioggia. Il controllo sullo smaltimento di rifiuti tossici nel territorio è stato a lungo sottovalutato dal centrodestra, con il rischio concreto di infiltrazioni delle ecomafie e di una crescita esponenziale dell'utilizzo di materiali nocivi per le opere pubbliche». LA PROVINCIA. «La situazione ad oggi, può dirsi sotto controllo, come hanno confermato i Vigili del Fuoco dopo che i rifiuti sono stati monitorati per l'intera nottata commenta l'assessore provinciale all'ambiente Roberto Marcato, in seguito ad una riunione tenutasi ieri con i comuni di Battaglia, Pernumia, l'Arpav e il rappresentante dei Vigili del Fuoco - L'Arpav ha effettuato prelievi di campione del cumulo oggetto della combustione e tra breve, si potrà risalire alle cause della combustione, non escludendo motivazioni esterne. Il Comune di Pernumia provvederà alla chiusura di tutti i varchi esterni della recinzione e di accesso ai capannoni, mediante muratura o blocco dei portoni d'accesso. Il Comune contatterà inoltre il Giudice competente per chiarire compiti e responsabilità della vigilanza attualmente affidata al Corpo Forestale dello Stato. Anche i Carabinieri del posto saranno attivati per controlli sistematici. La Provincia provvederà allo smaltimento immediato delle acque utilizzate per il raffreddamento dei materiali. Inoltre realizzerà il piano di caratterizzazione di tutto il materiale contenuto nei capannoni. I costi prevedibili ammonteranno a parecchi milioni di euro, ma in ogni caso la Provincia farà la sua parte. Alla prossima riunione del 15 giugno parteciperanno anche la Regione ed il Ministero dell'Ambiente. L'obiettivo sarà richiamare l'attenzione degli organi regionali e nazionali, anche per il reperimento dei fondi necessari, fatto salvo il diritto di rivalersi, su tutti i privati coinvolti nella vicenda».
PERNUMIA I tecnici della Provincia durante un sopralluogo per la bonifica hanno scoperto il fumo.
Due ipotesi sulla
causa:reazione chimica o un mozzicone di sigaretta terrorizzato dagli odori»
Pernumia. (E.M.) La C&C torna a far paura. Questa volta si è rischiato un incendio disastroso, a soli tre giorni dal sit-in di protesta davanti ai cancelli dall'azienda di Pernumia.Ieri mattina c'è stata una visita di controllo dei tecnici della Provincia insieme all'Arpav e agli amministratori dei Comuni di Battaglia e Pernumia. Durante l'ispezione hanno scoperto qualcosa di anomalo. Dagli ammassi di terra fuoriusciva del fumo. Un principio di incendio che ha fatto scattare l'allarme. Immediato l'intervento dei vigili del fuoco di Este e Padova, insieme ai tecnici dell'Arpav e agli uomini della Guardia forestale. L'area è stata circoscritta e sul posto sono arrivati camion pieni di sabbia e autobotti. Il pericolo era dato dalle tonnellate di fanghi tossici depositate all'interno dei capannoni. Per questo si è dovuto procedere con estrema cautela, senza sollevare le polveri nocive. Il lavoro è diventato lento e ha richiesto parecchie ore: i vigili hanno utilizzato un'escavatore per muovere i fanghi che apparentemente si avvicinavano a temperature troppo elevate. Due le ipotesi ancora al vaglio: si potrebbe trattare di autocombustione per reazione chimica, o un incidente causato da mozziconi di sigaretta. Capita spesso, durante la notte, che gruppi di ragazzi entrino nell'area della C&C per trovare un luogo appartato. Anche per questo motivo sono stati affissi nuovi cartelli che segnalano la pericolosità del sito.Grande è stata la paura dei residenti della zona, che per ore sono rimasti increduli di fronte ai cancelli dell'azienda. Anche i sindaci e gli assessori all'ambiente di Battaglia e Pernumia sono rimasti sul posto per assicurarsi che non ci fosse pericolo di fuoriuscita dei gas. «Vivo e lavoro qui a fianco spiega Mario Vettore sono terrorizzato dagli odori che sento anche lavorando. Speriamo che la situazione migliori». Tra le persone accorse a chiedere spiegazioni c'erano anche i rappresentanti dei comitati ambientalisti La Vespa di Battaglia e Lasciateci Respirare di Monselice. «L'allarmante episodio di oggi conferma tutta la gravità della situazione e l'urgenza dell'azione di bonifica ha commentato Francesco Miazzi del comitato monselicense - Se ciò non avverrà in tempi celeri, i comitati, le associazioni ambientaliste ed i cittadini riprenderanno una forte mobilitazione in ogni sede responsabile di questa presenza inquinante».
Davanti ai cancelli ... Pernumia. Davanti ai cancelli ci sono ancora i sigilli blu della magistratura. Avvicinandosi a pochi metri dalle imponenti inferriate, un'odore nauseabondo, quasi metallico, assale impietoso. L'istinto naturale è di proteggere la bocca con le mani, facendo subito qualche passo indietro nella speranza di fuggire dal gas. Ma voltando le spalle alla C&C di Pernumia , il primo pensiero va immediato alle famiglie che disgraziatamente vivono al confine con i 70 mila metri cubi di rifiuti tossici della ditta di via Granze. Per questo ieri mattina, tutti hanno partecipato al sit-in di protesta organizzato dalle associazioni ambientaliste, per chiedere una bonifica definitiva.
LE TESTIMONIANZE DEI
RESIDENTI
PERNUMIA. «Sono passati due anni e non è ancora stato fatto nulla. Dopo il sopralluogo della commissione tecnica, il consiglio provinciale aveva approvato all’unanimità nel marzo del 2006 una mozione per avviare il piano di bonifica. Quattordici mesi dopo siamo esattamente al punto di partenza». Il consigliere provinciale dei Verdi, Paolo De Marchi, apre così il sit-in di protesta organizzato davanti ai cancelli della «C&C». Una manifestazione che ha riunito ieri mattina una trentina di persone. Comitati, associazioni, residenti: realtà che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con la ditta ai confini tra Pernumia e Battaglia, ancora sotto sequestro per aver realizzato conglomerati cementizi con l’utilizzo di rifiuti tossico-nocivi. «Solleciterò nuovamente il coinvolgimento della Regione con una mozione – prosegue De Marchi – Resto scettico sull’ultima conferenza dei servizi. Non è possibile portare via del materiale che nemmeno si conosce. Servono nuove analisi, dati più approfonditi. E trovare un sito dove trasportare i rifiuti non è semplice». «Spesso da questa zona arrivano odori strani – confessa Mario Vettore, che abita a pochi metri dalla C&C – Quando la ditta era aperta, i camion trasportavano all’esterno parecchio materiale e le polveri si depositavano sulla strada. Nei giorni di pioggia non si riusciva a respirare». «L’aria è acre e le esalazioni ti chiudono lo stomaco – aggiunge Gilberto Calarga, che dal 1990 lavora come fioraio nel cimitero antistante la ditta – Molti fiori appassiscono, persino i gatti sembrano intontiti quando si muovono». «Si parla sempre e solo della messa in sicurezza dell’area esterna – chiosa Massimo Rizzo, portavoce dell’associazione “La Vespa” di Battaglia – quando i capannoni sono fatiscenti e stracolmi di rifiuti. E’ ora che qualcuno intervenga». «I rilevamenti Arpav hanno dimostrato che anche il piazzale è inquinato – conclude Francesco Miazzi, consigliere comunale dei Verdi di Monselice e presidente del comitato “Lasciateci Respirare” – Ci sono notevoli quantità di idrocarburi e metalli pesanti, e il rischio di contaminazione della falda è molto serio. Finiamola con questo scaricabarile tra le istituzioni: Provincia e Regione si assumano la responsabilità di avviare la bonifica una volta per tutte».
PERNUMIA Sit-in di protesta organizzato dall’associazione "La Vespa" e dal comitato "
Lasciateci respirare" davanti all’azienda sotto sequestro nocivi stoccati nei capannoni» Ormai da anni si attende la bonifica dell'area della ditta di Pernumia, che non significa solo lo smaltimento dei rifiuti all'interno dei capannoni, ma anche lo smantellamento dei piazzali esterni (pieni di idrocarburi e metalli pesanti che finiscono nel vicino scolo) e di tutto l'eternit adagiato sulle strutture della C&C, ormai fatiscenti.Ieri mattina l'associazione La Vespa di Battaglia Terme e il comitato Lasciateci Respirare di Monselice hanno dato vita ad un sit-in di protesta, per chiedere una volta per tutte, la bonifica della zona. Il costo stimato si aggira intorno ai 10 milioni di euro a cui si aggiungono 100 mila euro per le dovute analisi. Una cifra non del tutto irrisoria che sembra, sarà recuperata tra Provincia e Regione. Durante la conferenza dei servizi che si è tenuta l'altro giorno a Pernumia, è uscito l'impegno per partire già dai prossimi giorni con la bonifica, interessando anche il Ministero dell'Ambiente. Ma ormai lo sconforto regna sovrano e quasi nessuno ci crede. Intanto, Paolo De Marchi, consigliere provinciale dei Verdi, ha presentato una mozione per chiedere l'intervento, insieme alla Regione, in tempi strettissimi. «Dopo anni di attesa siamo ancora al punto di partenza commenta De Marchi il termine per la presentazione del programma di smantellamento dei rifiuti è scaduto il 19 maggio scorso e quindi ci troviamo con migliaia di tonnellate di sostanze nocive. Ora riprenderà il balletto tra Comune e Provincia sulle competenze, in assenza di alcun interessamento da parte della Regione. Qualcuno ipotizza lo spostamento dei rifiuti esterni nei capannoni già più che saturi. Della natura di questi rifiuti ancora non si sa nulla e già si parla di portarli in discarica o di trasformare proprio la C&C in deposito. È evidente che siamo ormai all'assurdo e Provincia e Regione attendono chissà quale soluzione dal Comune di Pernumia ». Presenti alla manifestazione c'erano anche i consiglieri di opposizione di Battaglia e Pernumia, ma un solo amministratore della zona, Placido Bertin, assessore all'ambiente di Battaglia. Decisamente troppo poco per un problema così grande
PERNUMIA Protestano per la
mancata bonifica gli attivisti de "La "Vespa" e di "Lasciateci
respirare"
Il processo alla «C&C» per i rifiuti finiti sulla massicciata dell’Alta Velocità Venezia-Padova, sui marciapiedi di Granze e sul cemento per il cavalcavia Camerini all’Arcella rimane in laguna, ieri il giudice veneziano Daniela Defazio ha respinto le eccezioni di incompetenza territoriale presentate dai difensori. Intanto, sono ben sette gli indagati che hanno chiesto e ottenuto il consenso da parte del pubblico ministero Giorgio Gava per uscire dal processo con un patteggiamento della pena. Il primo a farsi avanti con il rappresentante dell’accusa, un mese fa, era stato Fabrizio Cappelletto, il cinquantenne mestrino trasferito a Montebelluna. Dovrebbe cavarsela con tre anni, questa la pena su cui sarebbe stato raggiunto l’accordo. Ieri, si sono aggiunti il coneglianese Alessandro Musacco, per il quale la pena prevista sarebbe di due mesi, mentre per gli altri, Lino Mestrinaro di Zero Branco, Claudia Dal Ben e Giancarlo Boccato di Salgareda, Patrizio e Denis Chiapparin di Granze, il patteggiamento dovrebbe concludersi con sei mesi di reclusione. Nell’udienza scorsa il giudice aveva ammesso le 18 parti civili, respingendo le eccezioni dei difensori che si erano battuti per non accogliere le loro richieste di costituirsi contro gli indagati per il traffico di rifiuti pericolosi al centro del quale c’era la «C&C». Tra le 18 parti civili le regioni Veneto ed Emilia Romagna, le province di Venezia, Treviso, Padova, Verona e Forlì, i comuni di Padova, Pernumia, Mira, Monselice, Granze, Due Carrare e Battaglia Terme. Il pm Giorgio Gava aveva chiesto il rinvio per 42 indagati e per 3 di loro con l’accusa più grave: Cappelletto, titolare dell’azienda di rifiuti «C&C» con impianti a Malcontenta e Pernumia, il riminese Loris Conti (45 anni) e Luigi Garavini (40, di Forlimpopoli) devono rispondere anche di associazione per delinquere. A gestire l’affare che avrebbe garantito milioni di euro di introiti erano Cappelletto, mentre Garavini era presidente della «Ear srl» e Conti vicepresidente. Era la «C&C» a comprare i rifiuti pericolosi, arrivavano da inceneritori, depuratori, acciaierie. Avrebbero dovuto essere tratatti e invece finivano nei conglomerati edilizi.
PERNUMIA. Due mesi di tempo alla ditta «Cedro» per portare all’interno del capannone i rifiuti che sono ancora ammassati all’esterno (nella foto). Altrimenti sarà il Comune di Pernumia a rimboccarsi le maniche e iniziare il piano di bonifica del sito. Procede a piccoli passi la questione legata alla «C&C», l’azienda tuttora posta sotto sequestro per aver realizzato conglomerati cementizi con l’utilizzo di rifiuti tossico-nocivi. La Commissione Tecnica Provinciale Ambiente ha approvato nei giorni scorsi il piano di caratterizzazione dell’area, che domani sarà votato anche dalla giunta comunale di Pernumia. La ditta «Cedro», proprietaria del lotto di terra su cui sorge la «C&C», avrà quindi 60 giorni di tempo per portare all’interno del capannone i rifiuti ancora depositati fuori, pericolosamente in balìa del vento e degli altri agenti atmosferici. In caso contrario, sarà il Comune ad intervenire e agire in prima persona. «La “Cedro” ha due mesi per trovare una soluzione - spiega il sindaco Giovanni Magarotto - Se a maggio ci ritroveremo al punto di partenza, saremo noi a prendere in mano la situazione e provvedere all’internamento dei rifiuti. Abbiamo già selezionato cinque ditte e vagliato le rispettive proposte. La messa in sicurezza dell’area esterna costituisce il primo obiettivo, poi penseremo alla bonifica degli spazi interni. E’ una questione troppo importante, ne va della salute dei cittadini». Dopo mesi e mesi di illusioni e vane speranze, la spinosa questione della «C&C» sembra così finalmente arrivata ad una svolta. Il tutto a quasi cinquanta giorni di distanza da venerdì 26 gennaio, data in cui il tribunale ordinario di Venezia ha ospitato l’udienza preliminare del processo contro l’azienda incriminata. Un appuntamento in cui il Comune di Pernumia, costituitosi parte civile e rappresentato dall’avvocato Barbara Bisinella, si è presentato insieme ad altri 25 comuni, 10 province, 4 regioni, Wwf e Legambiente. «Vogliamo andare fino in fondo - ribadisce Magarotto - La salute dei cittadini è una priorità assoluta, un valore da tutelare». (Matteo Lunardi)
VENEZIA. Sono 18 e ieri il giudice dell’udienza preliminare di Venezia Daniela Defazio le ha ammesse tutte, respingendo le eccezioni dei difensori che si erano battuti per respingere le loro richieste di costituirsi contro gli indagati per il traffico di rifiuti pericolosi al centro del quale c’era la «C&C». Rifiuti finiti nella massicciata della nuova linea ferroviaria Venezia-Padova, in quella del cavalcavia di Camerini e nei piazzali della zona artigianale di Granze, ma anche in altre zone del veneto e d’Italia. E il principale indiziato, il mestrino Fabrizio Cappelletto, il cinquantenne trasferito a Montebelluna, ha già in tasca un accordo con il pubblico ministero veneziano Giorgio Gava per patteggiare la pena e uscire dal processo velocemente con 3 anni di reclusione. Tra le 18 parti civili le regioni Veneto ed Emilia Romagna, le province di Venezia, Treviso, Padova, Verona e Forlì, i comuni di Padova, Pernumia, Mira, Monselice, Granze, Due Carrare e Battaglia Terme. Ieri, il magistrato veneziano si è limitato ad indicare gli indagati e i capi d’imputazione nei confronti dei quali ognuna delle parti civili può costituirsi. La prossima udienza è stata fissata per il 19 marzo, quel giorno saranno avanzate ufficialmente le richieste di patteggiamento. Il pm Giorgio Gava aveva chiesto il rinvio per 42 indagati e per 3 di loro con l’accusa più grave: Cappelletto, titolare dell’azienda di rifiuti «C&C» con impianti a Malcontenta e Pernumia, il riminese Loris Conti (45 anni) e Luigi Garavini (40, di Forlimpopoli) devono rispondere anche di associazione per delinquere. A gestire l’affare che avrebbe garantito milioni di euro di introiti erano Cappelletto, mentre Garavini era presidente della «Ear srl» e Conti vicepresidente. Era la «C&C» a comprare i rifiuti pericolosi: tra i suoi fornitori la Ecoveneta spa di Vicenza, di cui è amministratore delegato Bruno Lombardi, e l’Azienda depurazione acque srl di Conegliano, presieduta da Luciano Rossi di Mira. Dalla prima la «C&C» aveva acquistato 700 tonnellate di fanghi, dalla seconda ben 1900, tutte lavorate negli impianti di Malcontenta e Pernumia. Oltre che da imprese (anche acciaierie), il materiale arrivava da depuratori, inceneritori e centri di stoccaggio, decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che per la presenza di metalli pesanti e idrocarburi non avrebbero potuto essere lavorati nei due impianti di «C&C» in base alle autorizzazioni rilasciate dalle province di Padova e di Venezia. (Giorgio Cecchetti)
Entro gennaio la bonifica dei rifiuti tossici scoperti sotto il cavalcavia Camerini
ARCELLA. Dopo due anni di attesa - scanditi dalle proteste degli ambientalisti dell’Arcella - entro il gennaio prossimo saranno smaltiti i rifiuti tossico-nocivi scoperti sotto il manto della nuova strada che avrebbe dovuto collegare il cavalcavia Camerini a via Guicciardini. Provenienti da inceneritori vari, furono sequestrati dal Corpo Forestale su ordine della Procura di Venezia nell’ambito di un’operazione che portò all’arresto di un gruppo d’imprenditori senza scrupoli. «Poche settimane fa, per l’ennesima volta, sono giunti sul posto alcuni tecnici dell’Arpav insieme agli agenti della Forestale», racconta Mario Levante, l’indomabile ottuagenario dell’Arcella che guida il comitato Sos Arcella «mi hanno comunicato che i detriti tossici, attualmente coperti da teloni di plastica nera, saranno rimossi dopo le vacanze natalizie. Era ora. Quei rifiuti sono lì, sotto terra, a pochi metri dalla falda freatica del Tronco morto. Per fortuna, sino ad oggi, non s’è verificato nessun tipo d’inquinamento della falda sottostante. Ma perché noi residenti dobbiamo continuare a rischiare? La Procura veneziana ha già dato l’autorizzazione alla bonifica alcuni mesi fa. Perché, allora, quelle scorie pericolose non sono state ancora rimosse?». Levante approfitta dell’occasione per ricordare all’amministrazione comunale un problema di non poco conto collegato, tra l’altro, proprio ai rifiuti che giacciono nel sottosuolo del cavalcavia Camerini. «Tra poco dovrebbero partire i lavori per realizzare il primo tratto dell’Arco di Giano, la strada di scorrimento sull’asse che va da Camerini a via Guicciardini», dichiara «vorrei ricordare al sindaco Zanonato e all’assessore Boldrin, che questa arteria, in base a quanto abbiamo documentato in un esposto inviato anche alla Procura di Padova, non può essere realizzata senza rinforzare prima anche le vie Machiavelli e Durer, sotto le quali scorre il canale Fossetta. E’ un’esigenza di sicurezza». (f.pad.)
Felice Paduano ARCELLA. I rifiuti tossici giacciono sul lato ovest del cavalcavia Camerini da due anni. Imprenditori-pirati ne hanno fatto il terrapieno di una strada mai decollata, e ora rischiano d’inquinare le falde acquifere. La situazione è talmente allarmante che nei giorni scorsi alcuni tecnici dell’Arpav sono giunti sul posto per prelevare nuovi campioni dei rifiuti (appartenenti allo stock non ancora asportato) e attualmente li stanno esaminando nei laboratori chimici di Padova. Quasi ogni settimana, poi, gli agenti del Corpo Forestale di Torreglia si recano sul cavalcavia Camerini per controllare l’evolversi della situazione. Non basta. Ora il proprietario del terreno nel cui sottosuolo si trovano i rifiuti tossici, denuncia un episodio che non può essere sottovalutato: «Prima che una parte dell’area mi fosse espropriata e venissero abbattuti venti alberi di alto fusto, tra i quali alcuni cedri del Libano, le piante godevano ottima salute» spiega Mario Levante, il “vecchio leone” che guida il comitato Sos Arcella «Poche settimane fa, invece, ho notato che le mie tre grandi mimose, alberi alti una decina di metri che producono fiori bellissimi, sono appassite all’improvviso e in breve tempo sono morte, mentre le magnolie e i tigli che crescono al loro fianco sono vivi e vegeti. Ho avvisato subuto sia l’Arpav che il Comune e sono molto preoccupato. Non escludo affatto che le tre mimose siano morti avvelenate dalle esalazioni e dai fluidi tossici dei rifiuti, che in due anni si cementificati all’esterno». Levante denuncia il pericolo di inquinamento delle falde idriche e sollecita gli specialisti l’Arpav a svolgere verifiche ancor più approfondite. Questi ultimi, infine, fanno sapere al settore di competenza del Comune che le analisi sulle sostanze sono in corso e che i risultati saranno trasmessi all’amministrazione comunale nel più breve tempo possibile.
PERNUMIA. Novità in vista nella questione legata alla «C&C» di Pernumia. Nella giornata di domani, con ogni probabilità di pomeriggio, sarà effettuato un nuovo sopralluogo all’azienda posta sotto sequestro cui parteciperanno i tecnici comunali e alcuni ispettori del Corpo Forestale dello Stato. Annunciata la presenza anche del professor Maurizio Onofrio, l’esperto del Politecnico di Torino che sta appoggiando il Comune nel progetto di bonifica dell’area. L’incontro servirà a definire gli ultimi dettagli per l’avvio del complesso piano di intervento, che prevede il trasporto all’interno del capannone del materiale ancora ammassato fuori, la pulizia della zona limitrofa e un ulteriore scavo fino a 20-30 centimetri di profondità per impedire la permanenza di scorie nel terreno e scongiurare così il rischio di inquinamento della falda freatica. Ultimata la fase preliminare, si passerà a uno studio più approfondito per la bonifica degli spazi interni. «A giorni comunicheremo il nome della ditta che abbiamo selezionato per l’inizio dei lavori - afferma il sindaco Giovanni Magarotto -. Entro fine mese avremo un incontro con la Provincia per discutere sulle modalità dell’intervento. Si tratta di un progetto molto delicato, cui contribuirà anche la Regione. E’ nostra intenzione studiare una soluzione che ci permetta di portare via quei rifiuti. Ne va della salute dei cittadini». Il sindaco ha poi confermato la convocazione di due nuovi consigli comunali. Lunedì prossimo alle 19 si parlerà dei lavori parrocchiali mentre la seduta per l’approvazione del bilancio dovrebbe slittare a martedì 30. (m.l.)
ARCELLA. A distanza di circa un anno dal blitz effettuato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato coordinati dalla Procura di Venezia - che portò in carcere numerose persone, tra le quali un noto imprenditore di Pernumia - i rifiuti tossici posti sotto sequestro sul lato ovest del cavalcavia Camerini sono ancora lì. Nonostante i coordinatori del Comitato Sos-Insieme per il Territorio e Mario Levante, titolare del terreno limitrofo, si siano costituiti parte civile (attraverso lo studio dell’avvocato Marco Crimi) nell’inchiesta giudiziaria non ancora conclusa, i pericolosi rifiuti, provenienti da alcune fonderie e inceneritori, che erano stati sepolti sotto il primo strato di quella che sarebbe dovuta diventare la massicciata del primo tratto del cosiddetto Arco di Giano, non sono stati ancora smaltiti. E la delusione appare evidente. «Gli agenti della polizia giudiziaria e i tecnici inviati dalla Procura della Repubblica di Venezia, sono venuti sul posto soltanto una volta» lamenta Mario Levante, il vecchio leone dell’Arcella che, a ottantacinque anni, ha guidato almeno una ventina di comitati popolari «Hanno effettuato un sopralluogo circa quattro mesi fa e poi non si sono fatti più vedere. Intanto proprio, davanti alla mia proprietà e anche più avanti, c’è il rischio reale che le scorie tossiche inquinino le falde freatiche sottostanti e anche le acque del canale Fossetta, lo scolo scavato negli anni ’60 che ancora scorre anche sotto via Machiavelli e le strade che portano verso via del Plebiscito. Noi del comitato l’abbiamo ripetuto mille volte: dopo la scoperta dei detriti tossici, in questo lembo estremo dell’Arcella è a rischio la salute stessa di numerosi residenti. Purtroppo nessuno ci ascolta. Neanche la magistratura. Ci scambiano per visionari. Intanto più giorni passano e più diventa alto il rischio che i rifiuti interrati ai margini del Cavalcavia Camerini inquinino le falde freatiche». Levante è scatenato e si pronuncia anche sui lavori interrotti dall’attuale giunta Zanonato per realizzare l’Arco di Giano: «A questo punto, dopo l’apertura della tangenziale nord, la strada che avrebbe dovuto sbucare su via Machiavelli, è inutile. Sarebbe meglio che gli amministratori di Palazzo Moroni ci mettessero una pietra sopra per sempre con una specifica delibera, che dovrebbe essere approvata dal consiglio comunale». (Felice Paduano)
PERNUMIA. Si è svolto nella tarda mattinata di giovedì scorso l’atteso sopralluogo alla «C&C» voluto dall’amministrazione comunale per consentire alle sei ditte che si sono rese disponibili per la messa in sicurezza dell’area, di prendere coscienza della quantità di materiale contaminato e valutare che tipo di macchinari poter utilizzare per l’intervento. Presenti alcuni tecnici del Corpo Forestale dello Stato e l’assessore all’Ambiente Lucio Fortin, che si è detto soddisfatto dell’ispezione effettuata al sito venti giorni dopo il blitz della quinta commissione consiliare provinciale. «Le ditte hanno sette giorni di tempo per farci pervenire le offerte e i rispettivi piani di intervento - spiega Fortin -. La settimana successiva comunicheremo la nostra decisione e la ditta prescelta partirà subito con i lavori. Se i tempi saranno rispettati, in quindici giorni tutto il materiale ammassato all’esterno verrà trasportato dentro il capannone». Oltre all’internamento dei rifiuti, la ditta designata si occuperà anche della pulizia della zona limitrofa e di un ulteriore scavo sino a 20-30 centimetri di profondità per impedire la permanenza di scorie nel terreno e scongiurare il rischio di inquinamento della falda freatica. In un secondo momento si passerà allo studio di un nuovo progetto per la bonifica degli spazi interni. «Nei giorni scorsi - aggiunge Fortin - è arrivato in Comune il piano di caratterizzazione dell’area realizzato dalla ditta Cedro, proprietaria del terreno su cui sorge l’impianto. A breve daremo la nostra valutazione, grazie all’appoggio del professor Maurizio Onofrio che dal Politecnico di Torino ci manderà una dettagliata relazione. L’obiettivo è sempre lo stesso: tutelare la salute dei cittadini». (Matteo Lunardi)
Sarà
valutato con le ditte il progetto di bonifica dell’area
PERNUMIA. A poco più di venti giorni dall’ispezione effettuata dalla quinta commissione consiliare provinciale, i cancelli della «C&C» torneranno ad aprirsi domani per un sopralluogo di alcuni tecnici del Corpo Forestale dello Stato e dei rappresentanti delle ditte che si sono dette disponibili per la messa in sicurezza dell’area. Un’iniziativa voluta dal sindaco Giovanni Magarotto e dall’assessore all’ambiente Lucio Fortin per permettere alle ditte di prendere coscienza della quantità di materiale contaminato e del tipo di macchinari da utilizzare per l’intervento. La prima fase del progetto prevede infatti il trasporto all’interno del capannone delle 150 tonnellate di materiale che ancora si trovano ammassate fuori. In un secondo momento si passerà al piano di bonifica, un progetto da 20 milioni di euro per il quale il consiglio provinciale ha deciso di chiedere il coinvolgimento diretto della Regione. Un piano lungo e laborioso, che comporterà anche uno scavo fino a 20-30 centimetri di profondità per impedire la permanenza nel terreno di scorie e scongiurare il rischio di inquinamento della falda freatica sottostante. «Nei giorni successivi al sopralluogo sceglieremo la ditta a cui affidare l’intervento di messa in sicurezza dell’area. - assicura Magarotto - L’appoggio economico della Provincia è un importante passo in avanti. L’emergenza resta, ne va della salute dei cittadini di Pernumia. Ora però abbiamo la certezza di non dover più lottare da soli». Il sindaco Magarotto ha inoltre confermato che la prossima seduta di consiglio comunale si terrà venerdì prossimo, alle 20.30. All’ordine del giorno l’approvazione del bilancio di previsione 2006, nonché la relazione previsionale e programmatica per il triennio 2006-2008. (Matteo Lunardi)
<<I CANTIERI>> PADOVA. I cantieri coinvolti nell’inchiesta condotta dalle procure di Venezia e Padova riguardano mezzo Veneto. Il più importante fa riferimento ai lavori dell’Alta Velocità, nella linea Padova-Mestre: il «conglomerato cementizio» è stato utilizzato come materiale lungo 4 chilometri tra Dolo e Mestre. Il corpo forestale dello Stato, ha anche accertato che lo stesso conglomerato è stato utilizzato per iniziare i lavori del cavalcavia Camerini tra l’Arcella e Altichero, opera avviata dall’ex giunta Destro sotto la regia dell’allora assessore Tommaso Riccoboni. Si tratta di un mega-appalto, per il momento bloccato, che rientra nel lotto più vasto della «bretella» Arco Giano che collegherà via Friburgo con il nuovo «ponte verde» sui binari delle Fs in via Avanzo e Grossi. L’indagine ha comportato il sequestro dei cantieri per verificare se nel materiale esistessero tracce di diossina o di altre sostanze altamente tossiche e pericolose per le falde acquifere. Per i magistrati che svolgono l’inchiesta, il «mercante di rifiuti» Fabrizio Cappelletto avrebbe dato vita ad un business da tre milioni di euro l’anno. Quanto basta per garantirsi un futuro tranquillo.
«Una bomba ecologica da disinnescare subito»
PERNUMIA. Il Comune di Pernumia si è affidato all’esperienza di un tecnico specialista per la gestione della delicata vicenda della «C&C». Ad annunciarlo è il sindaco Giovanni Magarotto, tornato sulla questione pochi giorni dopo la cancellazione della visita ispettiva allo stabilimento organizzata dalla quinta commissione consiliare provinciale. Motivo dell’intervento del sindaco l’arrivo in municipio di uno «studio di caratterizzazione dell’area» realizzato dalla ditta «Cedro», proprietaria del lotto di terra su cui sorge lo stabilimento. Un documento in cui si chiede il parere della giunta sui possibili piani da attuare per risolvere la dibattuta questione. «Ci siamo attivati per reperire le informazioni tecniche necessarie alla pianificazione di un intervento», dice Magarotto. «Abbiamo così deciso di rivolgerci ad uno specialista, che sta esaminando la documentazione per poi esporci le sue conclusioni». Ancora top secret il nome del tecnico ma stando alle parole del sindaco dovrebbe trattarsi di un consulente del ministero dell’Ambiente. Una novità importante, a poco più di tre mesi dalla decisione del Consiglio di Stato di dare ragione al Comune e respingere il ricorso presentato dalla «Cedro» per la sospensione dell’ordinanza di sgombero e messa in sicurezza del materiale contaminato all’esterno del capannone. Una sentenza analoga a quella pronunciata lo scorso luglio dal Tar del Veneto e servita a dichiarare la ditta di Fabrizio Cappelletto corresponsabile della grave situazione ambientale in cui i residenti versano da mesi. «Non ci fermeremo di fronte a nulla», aggiunge Magarotto. «La questione è delicata e ne va della salute di molti cittadini. Non si tratta solo della messa in sicurezza dell’area, bisognerebbe anche scavare fino a trenta-quaranta centimetri di profondità per scongiurare il rischio di scorie o inquinamento residuo. Ultimate le procedure sarebbe opportuno sottoporre l’area ad un trattamento speciale per recuperarla definitivamente. E’ un intervento lungo e laborioso ma i diritti dei cittadini devono essere tutelati». Sullo stato di emergenza interviene anche l’ex sindaco di Pernumia Lucio Conforto, ora consigliere di minoranza. «Il problema non tocca solo noi», precisa, «ma anche i residenti del comune di Battaglia Terme. Purtroppo la situazione è complessa e a peggiorare le cose c’è pure un procedimento giudiziario in corso. In ogni caso non ci si può permettere di perdere altro tempo. Quella della C&C è una bomba ecologica da disinnescare al più presto».
PADOVA. Sipario chiuso per l’inchiesta avviata dalla procura di Venezia su un traffico di rifiuti pericolosi finiti nei conglomerati cementizi utilizzati per la realizzazione di massicciate stradali o ferroviarie e per la preparazione di aree destinate a cantieri edili. Ben 42 i nominativi finiti nel registro degli indagati, nei cui confronti il pubblico ministero veneziano Giorgio Gava ha concluso le indagini. Presto le richieste di rinvio a giudizio. La cupola. A gestire l’affare che avrebbe garantito milioni di euro di introiti erano Fabrizio Cappelletto, 50 anni, nativo di Dolo anche se residente a Montebelluna (Treviso), socio, consulente ambientale e gestore di fatto della C&C con impianti a Malcontenta di Mira e a Pernumia; Luigi Garavini, 40 di Forlimpopoli, presidente del consiglio di amministrazione di Ear srl; e Loris Conti, 45 di Rimini, vicepresidente di Ear srl: ai tre è contestato il reato di associazione a delinquere in quanto avrebbero costituito un’alleanza per comprare, trattare e rivendere il materiale pericoloso smaltito in conglomerati cementizi. Un reato gravissimo che, nel febbraio 2005, spedì in carcere Cappelletto (chiamato a rispondere anche di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, 125 mila euro), mentre Garavini e Conti con altre quattro persone finirono agli arresti domiciliari. Era C&C ad acquistare i rifiuti pericolosi: tra i suoi fornitori Ecoveneta spa di Vicenza, di cui è amministratore delegato Bruno Lombardi, e l’Azienda depurazione acque srl di Conegliano, presieduta da Luciano Rossi. Dalla prima C&C aveva acquistato 700 tonnellate di fanghi, dalla seconda ben 1900, tutti lavorati negli impianti di Malcontenta e Pernumia. Oltre che da acciaierie, il materiale arrivava da depuratori, inceneritori e centri di stoccaggio, decine di migliaia di tonnellate di rifiuti che, per la presenza di metalli pesanti come cadmio, piombo, solventi e poi arsenico, mercurio, cromo e idrocarburi, non avrebbero potuto essere lavorati nei due impianti di C&C in base alle autorizzazioni rilasciate dalle Province di Padova e di Venezia. E invece quelle sc |