METEOSTORIA

FENOMENI METEOROLOGICI STRAORDINARI IN VENEZIA E NEI DINTORNI RICORDATI DAI CRONISTI.

 

Le notizie degli avvenimenti più antichi sono assai frammentarie, o peggio ancora, assai incerte. La serie più completa fu raccolta dal Gallicciolli nelle sue Memorie con un paziente sfoglio delle cronache, ma non da sempre affidamento, perché egli accettò le testimonianze, quali gli si offrivano, senza alcun esame critico del valore delle fonti utilizzate.

Le fonti sicure antiche sono poche; il Chronicon del Diacono Giovanni, un tempo attribuito ad un ipotetico Sagornino, e gli Annales Breves di un anonimo.

Vengono poi, trascurando il Chronicon Altinate, Martin da Canale e Andrea Dandolo e il Chronicon di Pietro Giustiniani. Con il procedere del tempo, i testi valgono per i fatti più prossimi, mentre le notizie degli avvenimenti precedenti, riassunte dalle scritture anteriori, furono sottoposti a contaminazioni e a contraffazioni, che indussero anche alla duplicazione in anni diversi di un medesimo avvenimento.

Cercando perciò di ristabilire una più esatta esposizione cronologica verranno solo segnalate le testimonianze sicure e al loro più probabile termine cronologico.

 

 

 

Dal secolo V al VIII

 

538. » Anno di siccità e di freddi intensi

540. » Ancora siccità e freddo

589. » In seguito ad abbondantissime pioggie, tutti i fiumi veneti si misero in rotta, travolgendo strade e lo stesso loro alveo. L’Adige alla Cucca (Veronella) rompeva, raddrizzando il suo corso, prendendo una via più breve al mare. Sembra che il Medoacus Minor (ramo settentrionale del Brenta) proprio in quell’anno abbia cessato di esistere

590. » Siccità dopo le inondazioni dell’anno prima

 

 

 

Dal secolo VIII al XI.

 

 

840 circa. » Sotto i Dogi Giovanni e Maurizio apud Venetiis adeo excrevit mare ut omnes insulas

ultra modum cooperiret. (acqua alta in laguna) (Giovanni Diacono).

852. » Glacies immensa Venetiis, anno, quo Maurus Episcupus Olivolensis cretus est.(Giovanni Diacono)

854. » Mense julii stella de Oriente in modum faculae visa est pertransisse, quae fere totum mundum illuminavit (un bolide). Post cuius transitum visum est hominibus in coelo audisse in modum sonitus portarum, cum aperiuntur et clauduntur, et propterea dicebant, quad coelum apertum esset et clausum. Tunc Victor Patriarcha Grandensis ex hac luce migravit. (Giovanni Diacono).

885. » Sotto il Doge Orso, diluvium aquarum maximum, acclesias et domos penetravit. (acqua alta). (Giovanni Diacono)

1010. » Carestia e peste (Annales Breves)

 

 

Dal secolo XII al XIV.

 

1102. » 9 marzo. Terremoto (vedi terremoto di S. Marcuola), grande inondazione con bufera e turbine. (Atti di traslazione del vescovado di Malamocco)

1118-1122. » Freddo intenso e carestia. (Annales Breves)

1140. » Grave minaccia di inondazioni da parte del Brenta, per cui i padovani tagliano l’argine, danneggiando fortemente il terreno di S. Ilario, che i monaci di S. Servillo avevano ottenuto in dono dai Partecipazi (Annotazioni del patto del 1144)

1181. » (Padova) Carestia dovuta a tempesta.

1184. » (Padova) Cataclismi e tempeste.

1234. » Gelò la laguna, che vi si andava sopra in terraferma. (Manoscritto Svajer, n. 865)

1259. » Orribil turbine, che rovinò molte fabbriche ad Silerem seu Siletum, incipiendo a capite palatae. (Redusio)

1280. » Crebbe furioso il mare e allagò parte della città (Deliberazioni del Maggior Consiglio)

1283. » Un inturgidimento del mare coperse (bensì per poche ore) tutta la nostra città di Venezia (ivi)

1286. » 18 gennaio. Crebbe l’acqua fino al di seguente all’ora di terza. (ivi)

1314. » al fine di novembre. L’acqua inonda la città. (Sansovino)

1341. » 25 febbraio. L’acqua crebbe due piedi o circa, più che si ricordasse, guastando pozzi infiniti e arrivando fino alla loggia di Mestre. (De Monacis)

1385. » L’incremento dell’acqua fu 8 piedi più del solito. (Gallicciolli)

1388. » a di 7 giugno domenica a ora di vespero, turbine, con pioggia, tempesta e tuoni, una saetta infiammò ad un tratto il turlon di legno del Campanile di S. Marco. (Contarini Domenico).

1394. » A Padova un uragano danneggiò seriamente la Basilica del Santo.

 

Secolo XV.

 

1410. » 31 maggio. Crebbe sommamente l’acqua. (Morosini)

1410. » 10 agosto. "Fo grandissimo temporale, e per alguni di avanti fo grandissimo terremoto, de notte, e aqua grande crescete per tutta la terra, che non fo mai veduto plui a questo tempo tal inondazion de aque" (Dolfin). Turbine con tempesta (grandine) e pioggia. Perirono molte barche, e di quelli venivano dalla fiera di Mestre, e altri luoghi s’annegarono quasi 1000 persone. Caddero molti camini, il campanile di S. Fosca, con rovina di molte case, e quello del Corpus Domini, con gran parte della Chiesa. Si scoprì la torre grande di Mestre e fu gittato il coperto nelle paludi. Restarono rovinate molte case e spiantati alberi. Comparvero meteore orribili, e strideva l’aria orribilmente. (Galliciolli)

1413. » 3 agosto. Orribile temporale con tempesta e pioggia fuor di modo. Sopratutto il vento orribilmente furioso rovesciò e affondò navigli, sradicò e trasportò lontani molti alberi, atterrò edifici, e fra questi il campanile di san Domenico, e delle nuvole comparvero come immagini spaventose (Cronaca marc.)

1419. » in ottobre. Si annottò il cielo per dense accavallate nuvole e direttissima cadde la pioggia che allagò fino le più alte strade sul Rivolto. Breve, ma strepitoso e fortissimo, si levò un vento che atterrò innumerevoli camini e mura di cinta, si affondarono parecchie barche. Furono veduti volar per l’aria molti mostruosi uccelli, non mai visti in queste Lagune, e grosse cavallette infestarono gli orti della Giudecca e delle vicine isolette. (Cronaca marc.)

1420. » 10 agosto. Giorno di san Lorenzo, accadde un furioso turbine in Venezia. Non durò che solo mezz’ora, ma recò un orribile danno. (ivi)

1423. » Acqua altissima. (Pace, nel Cerem. Di San Marco)

1425. » Dal dì XI novembre fino al 27 febbraio mai piovette, né nevicò. Così poi dal dì 1 marzo fino agli 11 di agosto. (Erizzo)

1428. » 2 marzo. L’acqua crebbe 5 piedi sopra comune con scirocco, (Cronaca marc.)

1430. » 1 aprile. Turbine e pioggia orribile. Nel vicinato si affondarono 75 navigli e sopra la Sicilia 7 navi venete. (Erizzo)

1430. » 10 ottobre. L’acqua sormonta e rovina moltissimi ponti e fondamente. (Erizzo)

1431. » 6 gennaio. "El fu si gran fredo in Veniezia, et fu la giazza sì grande, sì grossa et sì dura, per tuta Veniezia el se podeva andar da Veniezia a Mestre per suso; et venne una carretta con un cavallo su per la ghiazza, da Mestre per finir a Canarejo, et tolse una novizza (sposa) de Veniezia et menolla a Mestre su per la ghiazza, et questa ghiazza durò fino a dì XXII de fevrer". (Erizzo)

1440. » Acqua grandissima. (Ms. Svajer, n. 942)

1441. » 7 aprile sabbato. Gran temporale di garbino, rovesciò molte barche e si annegarono 300 persone. Quasi tutte le navi, rotte le gomene, entravano nel canale di San Marco (Cronaca marc.)

1442. » 3 marzo. Turbine tremendo, che atterrò camini e case, un fulmine sui campanili di S. Giorgio Maggiore, di S. Antonino (o S. Antonio), e di Pietro di Castello. Questo turbine recò rovine nella terraferma, spiantando lungo il Canale di Brenta molti palazzi, case, alberi, e facendo terribile strage del convento e chiesa di S. Ilari di Gambarare. (Cronaca marc.)

1442. » 1 novembre. Nevicò per 8 giorni di continuo. (Sanudo)

1442. » 10 novembre. "V’ebbe una mai sofferta inondazione d’acqua di mare. L’acqua crebbe quattro passi sopra l’ordinarietà. Soffersero terribilmente i magazzini di mercantatura. Il danno delle merci ascese oltre un milion d’oro. Furono di subito creati dei Savi sopra le Lagune". (Cronaca marc.)

1442. » Agiaciò di decembrio e si andava a Mestre e Murano per terra e così poi 1475, 1476, et 1490, nevicò 12 giorni continui. (Sanudo)

1445. » Turbine e grandine. In finestre rotte portò più di ducati 6000 di danno. (Erizzo)

1486. » Venne una grandissima neve, la qual comenzò la notte de Nadal e nevegò per un mese continuo, de sorte che in terra ferma tutte le vide moritte, e fu tanto freddo e giazza, che venivano gli homeni a cavallo da Marghera fino a Canaregio in fin a Marghera come sul Teragio, attorno de Venezia non se vedeva se non neve sovra la giazza; el canal che va da S. Marco alla Zuecca senza pericolo alcuno; se aggiaziò tutto el Canal Grando in Venezia, le barche se tiravano con l’alzana da un lai all’altro. L’anno seguente fu poi grande abbondanza di biave, che el formento valeva in Venezia L. 6 circa el staro. (Cronaca marc.)

1489. » 11 agosto. Vigilia di S. Chiara alle ore due di notte fu un temporale così orrendo di vento, pioggia e folgori, che cadde una saetta e diede nella cima del campanile di S. Marco, in cui accese il fuoco, e lo arse, mantenuto dal gran vento, e si era risentita fino el piano delle campane. La cima di questo campanile era in legname antichissimo, coperto di rame indorato. Il fuoco fu così ardente che ne risentirono anche buona parte delle muraglie. (Cronaca marc.)

1490. » Neve immensa "quel verno… fu così freddo et così lungo per le nevi che in gran copia caddero, che tutte le paludi, che intorno alla città sono, agghiacciarono; intanto che gli huomini del contado non solo a piè, ma eziandio a cavallo venivano con le vettovaglie alla città senza alcun pericolo; et il Magistrato di Mestre venne sopra un carro fino a S. Secondo, che è nel mezzo delle paludi. Et in quelli medesimi giorni alcuni Stratioti a cavallo per gioco con le lance armati corsero l’uno contro l’altro nel Canal Grande della città, per lo qual solo vanno le navi grosse; essendosi gelata l’acqua per lo gran rigore del freddo, et nevicatovi sopra". (Pietro Bembo. Dalla historia viniziana, Vinegia, 152, lib. I)

1494. » 20 giugno. Fu tal caldo che i pesci morirono nell’acqua. (Ms. Savjer, n. 865)

 

Secolo XVI.

 

1503. » Il Po gelato resse le artiglierie di Papa Giulio II. (Toaldo)

1504. » 9 luglio. Vento per cui s’annegarono 150 persone, (Ms. Savjer, n. 865)

1506. » Venezia piogge abbondanti, poi siccità estrema all’inverno e terremoto. (Sanudo)

1511. » Die XXVI mensis maii fuit magnus terremotus circa horam XX et scissum est campanile S. Marci in angulis eius et ceciderunt quatuor statue lapidee in forma regum magne, que erant super ecclesia santi Marci versus plateam a latere statue divi Marci in summitate dicte ecclesie existensis, que firma remansit. Corruerunt etiam alia edificia in multis locis huius civitatis, que causa brevitati omitto. Item die XXVIII dicti mensis, circa horam XVIII, fuit alius terremotus minoris cuncussionis non corruens nec dirrumpens edificia. Die vero sabbati XXVIII dicta mensis creverunt aque maritime supra ascendentes Rivoaltum, putheos devastantes cum maxima pluvia grossis vaporibus immixta haustu eorum amaritudine offendentibub. Fuerunt postae alii terremotu nostre partim et partim circa diliculum cum tremore et sine ruina, cum maximo tamen omnium civium timore, ieiunis, orationibus, processionibus, et lectaniis Deum optimum maximum deprecantium ut misereatur nobis (Arch. Stato, esaminador, Vendizicon, 19)

1514. » Tal secco che non piovette per mesi 6. (Ms. Svajer, n. 865)

1514. » Gelò la laguna, e da Fusina a S. Giorgio. (Ms. Svajer n. 865)

1517. » Acqua notabile per tutta la città (Sanudo)

1518. » "El mese d’april fo tanti scombri, che si vendeva in questa terra 20 e 25 al soldo grandi più di una quarta: a Chioza se vendeva da 50 al soldo. Se diseva che quando sono tanti quell’anno son gran morbo. E nota non fo morbo". (Ms. Svajer, n. 161)

1521. » 15 luglio. Di notte fu gran turbine di vento e di pioggia, con tempesta (grandine) grossa e fitta, sicchè fu un terribilissimo temporale. Dio sa quanto danno avrà fatto dove ha toccato. Certo Murano lo ha saputo, che furono infrante le lastre delle finestre delle case, e due Monache di S. Giacomo di Murano si affogarono, volendo passare il canale con barca , che si rovesciò, ed essendo in tre una sola fu salva. (Sanudo)

1521. » 16 di ottobre. Fu grandissima fortuna di vento e di pioggia sul far del giorno, e vi fu alta marea, per cui si difficultava l’uscir di casa, così fattamente era l’acqua, la pioggia e il vento. La precedente notte era stata pregna di sì fitte nebbie che si poteva dire fossero palpabili. La mattina di tal terribile temporale pria che scoppiasse conseguitarono ad essere si dense le nebbie che non davano campo all’occhio di vedere le cose che si toccavano cin mano. Pochissimi del Collegio, si ridussero ai loro uffizi, non potevano traslocarsi nemmeno con le barche. Ruinò la fondamenta della Pietà in più luoghi, tanto forte era il vento. Un burchio che vendeva vinoa San Basegio venne con furia e ruppe in rio di S. Lorenzo. (Sanudo)

1527. » Gran fame e carestia (Sanudo)

1532. » Nel dicembre fu grande la neve, accompagnata da vento eccessivo. Il Collegio non potè riunirsi, mentre non si camminava per terra, né potevasi recarsi in nessun luogo con barche. Una nave di messer Tommaso Mocenigo che proveniva da Costantinopoli, carica di seterie di lane ed altro per ducati 40000, patron Francesco De Rossi, e di botte 400, la quale era sopra porto pericolò mentre era per entrare in porto a Malamocco. Perirono rompendosi altre due navi, l’una di Alvise Dolfin ed’un Correr di botte 1200. Molte barche in Laguna si affondarono e molti uomini rimasero affogati. (Targioni, Cronaca)

1535. » 9 e 10 marzo. Nevicò per due giorni continui. (Sanudo)

1535. » 3 ottobre. Domenica mattina. Crebbe l’acqua che de’ pozzi si guastarono. (Ms. Svajer, n. 942)

1535. » 20 decembre. Crebbe l’acqua, entrò nelle case e guastò i pozzi. (Sabbatino)

1539. » Carestia per cui molti morirono di fame. (Ms. Svajer, n.865)

1540. » Quest’anno fu climaterico, che vi fu una siccità di cinque mesi, infine ai quali successero caldi micidiali. Arsero le selve spontaneamente, le ghiacciaie della Svizzera si squagliarono subitamente, terremoti e temporali si susseguitavano. Due anni dopo cioè nel 1542 il caldo fu precoce, cosicchè si fece la raccolta tutta nel maggio. (Targioni, Cronaca)

1543. » Rottura del Lido di Caroman

1548. » Pel gelo principato 21 gennaro le barche de’ tragitti tiravansi con corde, e si a piedi dalle Zattere alla Zuecca. (Cristoforo Zaccaria). Si trovò al Lido un naviglio con 6 persone gelate; non vi si poteva dare aiuto per il ghiaccio, due valenti Greci vi si azzardarono, condussero quelli in terra ad uno ad uno mezzi morti. Ebbero in dono 2 ducati a testa. Il freddo durò poco. Nel mese di aprile precedente, nel giorno di Pasqua fu una gran neve. (Savina)

1549. » Gelò la laguna, canal della Giudecca fino a Muran. (Ms. Svajer, n. 865)

1549. » Estrema carestia. I contadini venuti a Venezia avevano riempita la città di mendicanti. (Savina)

1550. » 14 gennaio. Tonuit saepenumero et fulmina. Questa nota fu trovata dal Galliciolli scritta sui cartoni di un suo vecchio libro, e confermata dalle memorie di Alessandro Cegia.

1550. » 21 novembre. Tonuit et mare ad immensam excrevit altitudinem Venetiis. Anche questa nota fu trovata dal Galliciolli scritta sui cartoni di un suo vecchio libro, e confermata dalle memorie di Alessandro Cegia.

1559. » Dopo 5 mesi principiò a piovere il giorno di Tutti i Santi. (Ms Svajer, n.421)

1559. » 2 novembre. Acqua alta un braccio sopra le strade. (Sansovino)

1560. » In gennaro nevicò tre giorni continui e gelarono i canali. (Ms Svajer, n.421)

1564. » 27 dicembre, a mezzogiorno, lampi, tuoni e tempesta (grandine) per mezz’ora, poi pioggia per tutto il rimanente della giornata. (Cronaca marc.)

1569. » Nevicò per tre giorni. Seguì freddo che gelarono i canali. A dì 6 ottobre principiò grandissima carestia di viveri. (Galliciolli)

1574. » 12 ottobre. Lunedì notte venendo il martedì crebbe l’acqua con grande impeto di vento, piucchè nel 1550. (Alessandro Cegia). Altri scrivono che crebbe dalle ore XI alle XVI alli 25 di Luna un braccio sopra comune con scirocco. Un altro dice che in Venezia era un orrore per l’oscurità fitta, per l’acqua che crebbe con grande impeto e fremito di vento, diluviando le cateratte del cielo, per cui il martedì andavano le barche per tutta la Merceria, la calle degli Spaderi, quella dei Fabbri.

Ruppero a diritta e a sinistra nella terraferma ed innondarono tutte le campagne, turgidi e rovinosi fiumi. Annerava e fremeva alta la marea e non frangevasi al Lido, ma lo rompeva ed atterrava. Il Lido di Chiozza si ruppe in cinque luoghi. Questo cataclisma precesse la pestilenza del 1575. (Ms. Svajer)

1577. » Per tutta la luna di novembre apparve una cometa, che oscurava la stessa luna. (Alessandro Cegia, Memorie del suo tempo)

1598. » Freddo, per cui morì in Laguna, venendo da Torcello il Procuratore Francesco Zorzi quo. Alvise. (Ms. Svajer, n. 865)

1599. » L’acque alte portarono danni notabilissimi. (Sansovino)

1600. » 25 aprile. Neve e grandissimo freddo. (Savina)

1600. » 8 dicembre. Inundatio Venetiis sex pedum, tempore scirocco. (Toaldo)

1600. » 18-19 dicembre. Orribilmente mugghiando si alzò il mare verso il cielo, incutendo a tutta Venezia uno spavento terribile. Crebbe il mare, con tanto impeto, che rotto in diversi luoghi il Lido, corsero così alte l’acque nella città che le barche andavano per la piazza di S. Marco, e per altre strade con danno notevolissimo di molte merci, guastando quasi tutti i pozzi, e non c’era memoria che l’acque sieno state per l’addietro a tal segno. S’erano scatenati gli aquiloni e gli austri, addensate in cupa notte le nubi, in mezzo alle stesse ruotolavano orrendamente fragorosi i tuoni, e balenavano con un funebre lucicare i fulmini e un diluvio di pioggia cadeva dal cielo. (Sansovino).

 

 

Secolo XVII.

 

1601. » 2 febbraio. S’agghiacciò la Laguna e i canali interni per otto o dieci giorni. (Sansovino)

1608. » Nel principio dell’anno fu un freddo in Venezia quasi insopportabile, che recò perfino a tanti la morte, sì grande che superò la memoria degli uomini. Cadde tanta neve che, non si poteva transitar per le strade, né uscir di casa. I tetti per l’ingente pondere di esse nevi, ebbero incredibile rovina, dappoichè alcuni si aprirono, altri caddero. E durò questo dissesto, anzi generale rovinio, intorno a tre mesi; in capo ai quali poterono uscir di casa; ricuperando nal frattempo le vettovaglie coi cesti per i balconi; e si incominciarono a riempire le chiese di gente, mentre molto spesso rimaste erano chiuse alla ufficiatura nel tempo dell’eccesiva neve. (Sansovino)

(Questa storica nevicata che durò per 40 giorni ininterrottamente fu ricordata anche da Galileo Galilei, durante il suo soggiorno a Padova)

1613. » Per turbine caddero senza alcun danno due stendardi in piazza (Ms. Svejer)

1657. » 5 agosto. Si levò capo di vento a guisa di una bianchissima nube (tromba) ma di mostruosa grandezza, vicino a S. Giorgio d’Alga, la quale gettando l’acqua in alto a ghiusa di piramide, alto a vista d’occhio, piegò verso la città di Venezia: et essendo il cielo sereno, subito si intorbidò con tuoni e pioggia grandissima, la quale cessata, si fece chiaro ma di un chiaror terribile, come fosse ardentissimo fuoco. Subito si udì a guisa di un mugito spaventevole rimbombare come se uscisse da un antro cavernoso. Il maggior danno fu alle monavhe di S.M. Maggiore, che disfece il Monastero più della metà da fondamenti; passò sopra Canal grande, sempre in forma di nube, urtò le fabbriche e ne rovinò molte e molti palazzie campanili, portando via le campane, e dove arrivava questa ventosa nube pareva riempisse di fuoco le case. Insomma ruinò campanili e case e le statue della chiesa di S. Marco, levò i piombi del ponte di Rialto, dissipò il convento della Celestia, alcuni volti dell’Arsenale, levò feriate di finestre, levò camini infiniti, gondole rovesciate, e altre barche levate da aria cariche. Finalmente arrivato in Canal dei Marani, dove stanno le navi in contumacia, gli spararono molte cannonate, che fu lacerato in molte parti e così svanì. (Cronaca Barlendis)

1659. » 9. agosto. Giorno di sabbato, vigilia di S. Lorenzo, intorno alle 16 si levò un turbine così impetuoso dalle parte di ponente, che gettò a terra molti camini di case e palazzi principali, distrusse qualche parte medesimamente di altre case e palazzi, spalancò le finestre di essi, levando e sedie e tavolini con altre simili cose da quelli, portandole per aria, come fece di altri utensili in altre case minori. Forò diverse muraglie, portò via alcune terrazza di leganme poste sopra i tetti, chiamate altane. Ruppe e scavezzò molte gondole, che si trovavano in Canal Grande. Trasportò persone di sbalzo da un luogo all’altro. Levò lo scudo con le insegne del Pontefice dalla porta del Nunzio, e lo portò per aria fino all’Arsenale, facendo lo stesso di una gran finestre di vetri in forma di mezzaluna, levata dalla Cappella maggiore della chiesa della Celestia, Disperse alcune borgate, che erano distese; con altri danni notabili e meravigliosi, Fece Iddio per sua bontà, che durasse poco spazio di ora; chè se avesse continuato avrebbi disfatto gli edifizi interi. (Sansovino)

1659. » 6 dicembre. Martedì notte venendo il mercoledì, alle ore 6 apparve sopra il campanile di S. Marco un fuoco in aere come un razzo in forma di cometa (bolide). Si sparpagliò in diversi fuochi, pur tutti a guisa di comete, e poi sparvero. (Savina)

1684. » gennaio. Gelata la Laguna. Nevicò per dieci giorni continui. Morirono le viti, e molto uomini pel freddo. (Galliciolli).

1686. » 10 luglio. Turbine che danneggia la città. (Galliciolli)

1686. » 16 luglio. Ore 16. Venne vento così gagliardo che rovesciò molte barche e gettò a terra molti camini, e altre cose strane si videro. A dì 29 luglio poi, a ore 22, fu grandissimo turbine nella terraferma, il quale spiantò molti palazzi, case, arbori e ville intiere, e scorse dal Friuli fino a Brescia, con gran rovina e morte di animali. Alli 22 settembre dello stesso anno, a ore 23 di domenica, venne un gran turbine, che rovesciò molte barche, e si annegarono 60 persone. (Galliciolli)

1687. » 6 agosto. Turbine che fece molto danno a Castello. (Galliciolli)

 

 

Secolo XVIII.

 

1709. » 6 gennaio. Principiò l’orrido freddo. Le lagune gelarono giorni 18 circa, e sopra carri portavansi viveri a Venezia. (Galliciolli).

1716. » Nel gennaio freddo non minore di quello del 1709. Durò meno. Gelarono le Lagune. (Galliciolli).

1719. » 22-23-24 ottobre. Ha piovuto continuamente, inondazioni di fiumi. (Benigna A., Memorie, cod. marc. It. VII, 1620)

1727. » 21 dicembre. L’acque arrivarono agli scalini dell’ Altar maggiore di S. Antonino come pure nel 1750, 9 novembre. (Galliciolli).

1728. » 4 febbraio. Dalla metà di ottobre p.p. fino oggi che quasi ogni giorno ha piovuto, e così anche per tutta Italia, havendo cagionato danni notevolissimi. Per tale effetto venne un giubileo per Roma, Italia, Isole, ecc. (Benigna)

1728. » 31 dicembre. Fu l’acqua del mare altissima, essendo molti anni che non fu simile escrescenza, havendosi rovinato quasi tutti i pozzi e moltissime mercanzie. In questo autunno furono continue pioggie con danni notevolissimi. (Benigna)

1729. » 9 marzo. Gran freddo, gran vento e gran ghiaccio. (Benigna).

1729. » 7 ottobre. Acqua alta. (Benigna).

1729. » 28 ottobre. Gran vento e pioggia con uccisione e annegamento di molte persone. (Benigna)

1730. » gennaio. Dalla metà del mese di gennaio sino alla fine fu quantità di raffreddori, cagionando febbri, e durarono 5 o 6 giorni e quasi l’universale ha provato questo incomodo, e nella vecchiaia vi fu delle mortalità essendone morti in questo mese qui a Venezia N. 955. (Benigna)

1731. » 30 gennaio. Pioggia e gelo. (Benigna).

1733. » 23 marzo. Tempo fulminante in Venezia, Padova ed altri luoghi con saette. (Benigna).

1735. » 8 giugno. E’ callata dal cielo nelle campagne in moltissimi luoghi dello Stato nostro e anche negli altri stati una certa nebbia, che ha succhaito tutto il formento, essendo restata la sola scorza, con danni notevolissimi. (Benigna).

1737. » 18-19 giugno. Per le grandi pioggie cadute vi furono molte innondazioni e rotte. (Benigna).

1737. » 5 novembre. Con Decreto del Senato, per essere stato quasi tutto il mese di ottobre pioggie fortissime, fu esposta la Madonna di S. Marco. (Benigna).

1737. » 16 dicembre. Lunedì, hore una di notte. Si ha principiato a vedere nel cielo uno splendore come di fuoco, chiamato un’aurora boreale, ed è andata girando tutti li venti, havendo durato tutta la notte. E questo fu veduto per molti regni e stati. (Benigna).

1739. » 29 marzo. Vento pioggia e neve. (Benigna).

1739. » 19 luglio. Pioggia: si sospende la processione al Redentore. (Benigna).

1740. » In quest’anno non vi fu primavera, essendo stato freddo sino a tutto il mese di maggio, che sono stai otto mesi d’inverno. (Benigna).

1740. » 25 luglio. Scion (tromba marina)alla Dogana ed in Canal Orfano, con annegamento di persone. (Benigna).

1742. » 19 luglio. Tempesta orribile in Chioggia ed in altri luoghi. (Benigna).

1742. » 5 e 28 novembre. Acqua altissima. (Benigna).

1742. » 10 dicembre. Pioggia e scirocchi sterminati, et li 21 sino 28 venti freddi rigorosissimi con raffreddori. (Benigna).

1744. » 10 giugno. Fu un atempesta horrida. (Benigna).

1745. » 16 gennaio. Freddo rigoroso. 17 detto Domenica notte susseguente neve alta, et il lunedì neve massima con freddo rigido. 19, 20, 21 freddo mite. (Benigna).

1745. » 13 aprile. Saetta nel campanile di S. Marco, con mortalità di quattro persone. (Benigna).

1745. » novembre e dicembre. Pioggie continue. (Benigna).

1746. » gennaio 9, 10, 11. Esposta la BV. In S. Marco. Miracolo prodigioso di buon tempo. (Benigna)

1746. » 22 gennaio. Gran vento. (Benigna).

1746. » 1 maggio. Principiata la processione per serenità dell’aria. (Benigna).

1746. » 8, 18 luglio. Caldo eccessivo. (Benigna).

1746. » 31 ottobre. Acque altissime, pioggie e venti. (Benigna).

1747. » 9 gennaio. Freddo grande nei giorni 10, 11, 12 agghiacciata la Laguna. 13, 14, 15 continua, 16 raddolcito. (Benigna).

1747. » ottobre. Rotte di fiumi. Pioggie esterminate. Scirocchi. (Benigna).

1748. » gennaio. Per tutta Italia nevi esterminate. (Benigna).

1748. » 8 aprile. Bissabova nel canal della Salute e in Piazza. (Benigna).

1748. » 16, 24 maggio. Gran caldo. (Benigna).

1748. » 25 maggio. Vento grande con fiera tempesta. (Benigna).

1748. » 28 maggio. Vento grande con fiera tempesta. (Benigna).

1748. » 18 agosto. Pioggie torrenziali con grandissimi danni. (Benigna).

1748. » 4 novembre. Acqua altissima. Otto giorni continui di pioggia. Processioni. (Benigna).

1748. » 10 novembre. L’acqua della laguna quasi dolce (1), et anche nel canal Grande. (Benigna).

    1. Fenomeno che lascia perplessi: la notizia meriterebbe ulteriore conferma.

    2. 1748. » 20 novembre. A mezzanotte venendo il 21 si è levato una Levantera sì orribile che ha sbandato l’intero ponte della Salute, e fu anco tremendo in mare. Vento furioso tutto il giorno ed anche il seguente. (Benigna).

      1749. » Da 4 giugno fino alla fine del mese pioggie esterminate con freddo. (Benigna).

      1749. » 7 luglio e segg. Caldo eccessivo. (Benigna).

      1749. » 22 settembre. Aurora boreale. (Benigna).

      1749. » 31 ottobre. Andavasi in barca per la Piazza. (Benigna).

      1751. » Pioggie e inondazioni fino a maggio. Luglio, agosto, settembre fino 3 ottobre 1751 buon tempo con siccità. (Benigna).

      1752. » 26 maggio. Gran pioggia, tempesta con diverse saette. (Benigna).

      1752. » 1 ottobre. Dopo aver patito un gran caldo tutto il mese di settembre, da questo giorno gran freddo e gran vento con burrasca, e così il 2, 3, 4 detto. (Benigna).

      1755. » La laguna di Venezia si congela due volte, portando la gente sopra il ghiaccio; lo spessore del ghiaccio fu di 15 pollici veneti. L’inverno fu senza neve. (Toaldo).

      1755. » 1 gennaio. Il giorno primo gennaio 1755 anno Domini, 2° e 3° freddo grande, li 4, 5, 6, 7 freddo più acuto e vento con ghiaccio nella Laguna. Li 8 cessato il vento et la mattina ghiaccio grande. In detto giorno raddolcito, tuttavia li 9, giovedì, sono venuti da Mestre due soldati. In detto giorno partiti in n. 6 da Venezia per andare a Mestre per condurre dei castrati et fecero il viaggio.

      In detto giorno continua a venir poca gente da Mestre.

      Li 11 detto sabato, processione a S. Marco per la pioggia. Continua a vegnir gente da Mestre.

      Li 12, 13 continua il simile, e la sera in vero con poca pioggia.

      Li 14 raddolcito, cessa la gente di venire da Mestre. Pioggia alla notte, con il mare gonfio e acqua alta.

      Di nuovo 21, 22, 23 detto, vento acuto, 24 e 25 cessato il vento et la sera ritornato il ghiaccio in Laguna.

      Li 26 e 27 detto. Brenta agghiacciato et sopra il fiume Adige camminavano li bovi con carri.

      Li 28, 29, 30, 31 detto e 1 febbraio. Buon tempo con aria freddissima.

      Li 2, 3 detto, freddo grande.

      Li 4 detto. Ghiaccio di nuovo sulla Laguna e nei rii, continuando anche li 5 detto.

      Li 6 detto. Giovedì grasso, dopo pranzo nuvolo et alle ore 3 di notte neve in poca quantità.

      Li 7 detto. Venerdì ghiaccio molificato e poi disfatto.

      Li 8, 9, 10, 11, 12. Scirocco.

      Li 13. Pioggia per ore sette.

      Li 14 detto. Venuta della barca di Padova, ma le corriere di Bologna, Ferrara e Modena non potute venire.

      Li 15 sabbato, hore 16, partita la corriera di Modena, essendo che dalli 4 gennaio non si fa viaggi, et in questa sera 15 febbraio arrivata la corriera di Bologna.

      Li 18 detto martedì. Capitato il corriere di Ferrara e Modena, et liquefatto interamente il ghiaccio da pertutto

      Caso veramente memorabile. (Benigna).

      1755. » 30 aprile. Per giorni 20 continui caldo veramente straordinario, e dopo tempi freddi con tempeste e danni nei formanti. (Benigna).

      1755. » 15 ottobre. Scirocco esterminato, con caldo grande, la sera gran pioggia. (Benigna).

      1756. » 29 febbraio. Inverno dolcissimo. (Benigna)

      1756. » 27 luglio. Turbine in Vicenza. (Benigna).

      1756. » 17 agosto. Turbine in Venezia e Padova. (Benigna). (2)

    3. Il tremendo turbine di Padova scoperchiò il Salone. I pezzi di piombo giunsero fino a Vigonovo (VE).

1756. » 18 settembre. Mare altissimo in Trieste ed Amburgo. (Benigna).

1757. » 3 giugno. Bissabova (tromba), sioni (turbini) e pioggia. (Benigna).

1774. » Il febbraio incominciò con una neve eccessiva. Nella notte dal 2 al 3 sorse uno spaventevole temporale con lampi, tuoni, saette e granuole. Nei libri di agricoltura trovasi annotato che se tuona di gennaio o ai primi di febbraio si deve attendere un ritorno, o continuazione di freddo. Ciò si verificò appunto nel 1774, poiché tutta la primavera fu freddissima. La sera del 9 comparve una leggera aurora boreale, verso Mestre, ch’è la sua plaga ordinaria, ma svanì presto. Il 27, di mattina, cadde il campanile di S. Giorgio Maggiore in Venezia, e nella sera di questo giorno, era domenica, si levò un temporale, araldo di primavera, da Ostro e Scirocco; e fu da un fulmine colpito il campanile delle Gambarare. (Toaldo, riportato dall’ "Astrologo del passato")

 

 

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